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Vivo a Roma da un po' di tempo e ho visto che la s a volte si pronuncia come una z sorda (cioè, /t͡s/) dopo una r. Alcuni esempi:

  • Persona spesso si pronuncia come perzona o /pert͡sona/
  • Verso come verzo o /vɛrt͡so/
  • Corso come corzo o /kort͡so/

Ho anche visto che sebbene ci sia molta varietà interpersonale, non c'è praticamente varietà intrapersonale. In altre parole, non tutti pronunciano la s come una z sorda ma quelli che lo fanno, lo fanno quasi sempre. Non sono uscita molto da Roma quindi non so se in altre regioni si pronunci la s come una z sorda o meno.

  • Quanto è comune pronunciare la s come una z sorda dopo una r (e forse dopo altre consonanti di cui non mi sono resa conto)?

  • È un fenomeno limitato a Roma, o è una caratteristica dell'italiano standard?

DaG
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Yay
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  • Yay, ho corretto un paio di cose che non andavano bene. Inoltre, “ho vissuto a Roma da un po' di tempo” suona strano. Intendi “vivo a Roma da un po' di tempo” (e ci vivo tuttora) oppure “ho vissuto a Roma per un po' di tempo” (e quindi adesso non più)? – DaG Oct 15 '16 at 13:21
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    @DaG Intendo "vivo ancora a Roma". Grazie per le correzioni! – Yay Oct 15 '16 at 13:34

1 Answers1

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Confermo empiricamente che a Roma (e, direi, almeno parte del Lazio) è un fenomeno piuttosto comune, ed è ben noto ai linguisti, insieme agli altri che caratterizzano il consonantismo dell'italiano di Roma:

Da segnalare, ancora in comune con la varietà toscana, oltre che con quelle meridionali, la resa dell’affricata sorda come fricativa in posizione intervocalica (dice è reso come [ˈdiʃe]) e, come in tutte le varietà meridionali, la pronuncia intensa di /b/ e di /ʤ/ intervocaliche (su[bː]ito, ra[dːʒ]one), con perdita delle non numerosissime opposizioni fonologiche proprie dello standard (libra/libbra; agio/aggio; regia/reggia). Entrambi i tratti sono diffusi anche in parlanti di livello medio e medio-alto; lo stesso vale per la resa di /s/ con [ʦ] dopo /n/, /l/, /r/ (pen[ʦ]o, fal[ʦ]o, bor[ʦ]a, questa talvolta realizzata anche con la sonora), possibile anche in fonosintassi (il [ʦ]indaco, non [ʦ]i sente, per [ʦ]icurezza), che può neutralizzare opposizioni fonologiche e determinare errori ortografici (via Portuen[ʦ]e o, per ➔ ipercorrettismo, pomodori San Mar[s]ano).

(Paolo D’Achille, “Roma, italiano di”, in Enciclopedia dell'Italiano, Treccani)

DaG
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  • Un articolo molto interessante! Ho anche identificato molte caratteristiche descritte nell'articolo ma non sapevo che fossero tipici del dialetto romano. – Yay Oct 17 '16 at 10:24