Secondo quello che si spiega nel libro L'italiano scomparso. Grammatica della lingua che non c'è più, di Vittorio Coletti, questo verbo sembra aver cominciato a cadere in disuso ai tempi di Manzoni.
Sulla pagina 39 di questo libro si legge, a proposito di verbi scomparsi:
gire/ire (andare: «mostratene la via di gire al monte» Purg. II 60, «e la prora ire in giù, com'altrui piacque» Inf. XXVI 141; «Dove sei gita [...] dolcezza mia?» Leopardi, Ricordanze 138; Manzoni nei Promessi sposi corregge «se n'era ito» del '27 in «se n'era andato» del '40)
E anche nella pagina 130:
Il significato del participio passato di andare è stato espresso
nella lingua antica e letteraria e anche nel toscano popolare pure attraverso quello del verbo disusato ire (un puro latinismo), volgarizzato all'infinito anche in gire, per cui quindi ito e gito: «Ito è così e va sanza riposo» (Purg. XI 124), «e rallegrasi il cielo, ov'ello è gito» (Petrarca, Canz. XCII 14). Lo userà ancora Leopardi nelle Ricordanze.
Anche Luca Serianni nel libro Parola di Dante spiega:
Andare/gire. Il verbo fondamentale in italiano è andare, ma anche gire era diffuso originariamente nella lingua viva, sia pure solo in alcune forme; presto si è specializzato nella lingua poetica, sopravvivendo, in particolare nell’infinito e nel participio passato, fino a tutto l’Ottocento[15]. In Dante gli esempi di gire sono all’incirca un ottavo di quelli di andare (per gire non c’è nessuna ricorrenza di congiuntivo presente e condizionale, comunque molto rari in qualsiasi testo).
[15] Cfr. Luca Serianni, La lingua poetica italiana. Grammatica e testi, Roma, Carocci, 2009, pp. 227-229.