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Leggendo vari testi rinascimentali sono rimasto sorpreso da quanto fosse comune il verbo gire (sinonimo di andare), che è ormai completamente caduto fuori dall'uso corrente, con l'eccezione del participio passato gita. Però il fatto che gita sia termine d'uso assai comune, mi fa pensare che gire possa esser sopravvissuto fino a relativamente tardi.

Q A che punto dell'evoluzione della lingua italiana abbiamo smesso di usare il verbo gire?

Denis Nardin
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  • E si usava anche ire. È vero che si usa ancora in Toscana? – Charo Mar 24 '19 at 17:38
  • @Charo Non che io mi ricordi dai miei anni a Pisa (al contrario di codesto che si usa davvero e fa un effetto molto strano ai non toscani), ma la Toscana è grande e ci sono molte variazioni. – Denis Nardin Mar 24 '19 at 17:40
  • @Charo: Non so la Toscana, ma so che si usa in romanesco, anche se minacciato da annà. – Vincenzo Oliva Mar 25 '19 at 06:50
  • @Charo Confermo, ed inoltre "ire" si usa anche nel Mezzogiorno. Me n'aggia ì! – Easymode44 Mar 25 '19 at 08:14
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    @DenisNardin: Ho potuto chiederlo a un toscano e mi ha detto che si usa ancora in campagna, ma non in città. – Charo Mar 30 '19 at 14:01
  • Si usa in alcuni dialetti. Di certo nelle Marche, a Cingoli. Trattasi di derivazione da "itus", come la forma "jire, jito" a pochi chilometri. – Alfonso Valori Apr 07 '19 at 13:59
  • @AlfonsoValori: Non capisco bene: in che senso “gire” “trattasi di derivazione da ‘itus’”? Semmai è “itus” che è una voce di “(g)ire”. – DaG Apr 08 '19 at 07:03

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Secondo quello che si spiega nel libro L'italiano scomparso. Grammatica della lingua che non c'è più, di Vittorio Coletti, questo verbo sembra aver cominciato a cadere in disuso ai tempi di Manzoni.

Sulla pagina 39 di questo libro si legge, a proposito di verbi scomparsi:

gire/ire (andare: «mostratene la via di gire al monte» Purg. II 60, «e la prora ire in giù, com'altrui piacque» Inf. XXVI 141; «Dove sei gita [...] dolcezza mia?» Leopardi, Ricordanze 138; Manzoni nei Promessi sposi corregge «se n'era ito» del '27 in «se n'era andato» del '40)

E anche nella pagina 130:

Il significato del participio passato di andare è stato espresso nella lingua antica e letteraria e anche nel toscano popolare pure attraverso quello del verbo disusato ire (un puro latinismo), volgarizzato all'infinito anche in gire, per cui quindi ito e gito: «Ito è così e va sanza riposo» (Purg. XI 124), «e rallegrasi il cielo, ov'ello è gito» (Petrarca, Canz. XCII 14). Lo userà ancora Leopardi nelle Ricordanze.

Anche Luca Serianni nel libro Parola di Dante spiega:

   Andare/gire. Il verbo fondamentale in italiano è andare, ma anche gire era diffuso originariamente nella lingua viva, sia pure solo in alcune forme; presto si è specializzato nella lingua poetica, sopravvivendo, in particolare nell’infinito e nel participio passato, fino a tutto l’Ottocento[15]. In Dante gli esempi di gire sono all’incirca un ottavo di quelli di andare (per gire non c’è nessuna ricorrenza di congiuntivo presente e condizionale, comunque molto rari in qualsiasi testo).


[15] Cfr. Luca Serianni, La lingua poetica italiana. Grammatica e testi, Roma, Carocci, 2009, pp. 227-229.

Charo
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